“L’equilibrio precario della coppia”

Come dicevamo ieri,uno dei presupposti di base perché la relazione funzioni sono la creazione di un equilibrio, che spesso significa un venirsi incontro.
Spesso all’interno della coppia dopo poco ci si sente sicuri della relazione con l’altro e si hanno abitudini insieme, e si pensa di aver raggiunto l’equilibrio ma l’avere abitudini non vuol dire avere un equilibrio. Con equilibrio intendo l’avere entrambi un ruolo, come è normale che sia, ma non cristallizzato, non che sia uno il buono ed uno il cattivo, uno il forte ed uno il sottomesso. I ruoli ci sono perché ognuno di noi ha un proprio modo di “stare nella relazione” e spesso va a completare quello dell’altro, in maniera funzionale, se i ruoli sono flessibili e intercambiabili, in maniera disfunzionale, se sono immodificabili e perpetuati nel tempo (come nell’esempio della vittima e del carnefice).
Banalmente il fatto che il mio partner sia in grado di ascoltarmi e supportarmi in un  momento di difficoltà e che io sia in grado si fare lo stesso per lui vuol dire che i nostri ruoli sono modificabili e che possiamo scambiarceli. Se al contrario io sono in difficoltà e provo a chiedere al mio partner supporto e quello che ottengo è un “cavatela da sola”, allora capiterà che io sarò la “vittima”, magari quella che si lamenta sempre e lui sarà quello che non sa ascoltarmi e che mi ignora. Questo portato avanti nel tempo può portare ad una rottura, ad un esplosione, magari da parte del più debole che non sopporta più il ruolo che ha all’interno della coppia.

Questo genera anche un modo di vedere le cose assolutistico, ovvero se per lungo periodo la relazione procede con richieste di aiuto che non vengono ascoltate o supportate, chi le fa tenderà a vedere sempre più negativamente il proprio partner, arrivando al pregiudizio e a generalizzare la sua mancanza. Così accadrà al contrario per il partner che si sente continue richieste che vedrà l’altro come meno capace o come troppo richiedente, così da generalizzare il pensiero e magari arrivare a non ascoltare più quello che l’atro dice dando per scontato che siano sempre richieste, anche quando magari non lo sono.Tutti abbiamo in mente una persona che scocciata da richieste risponde “si si” ma in realtà non ci sta ascoltando. Quindi immaginiamo a che punto si arriva, uno dei due arrabbiato con l’altro e che si sentirà solo, l’altro che si sentirà braccato dalle richieste o lamentele dell’altro…la relazione non andrà avanti per molto, o per lo meno andrà avanti con molti alti e bassi.

Si può evitare la rottura intervenendo sulla comunicazione e sull’immagine dell’altro che ormai è negativa. Cioè il nostro partner non è del tutto cattivo, ma sono arrivato a questa conclusione perché quel suo modo di comportarmi mi ha fatto soffrire, NON LUI, ma quel modo di rispondermi!

Allora possiamo fare un passo indietro, se quel modo di fare la richiesta non funziona, cambiamo modo o chiediamo al partner in maniera diversa o facciamogli presente che quando risponde in quel modo ci sentiamo “male” e che vorremmo aiuto da lui per modificare questa cosa, ma dobbiamo essere per primo noi a capire che ci stiamo incastrando in un circolo vizioso.

Se ad esempio io leggo che il modo di rispondere del mio partner è arrabbiato, chiediamogli se è arrabbiato, magari non lo è con noi, ma non prevediamo che sarà arrabbiato con noi perché gli ho chiesto qualcosa, potrebbe non essere così. Se penso che lui sia arrabbiato con me allora poi reagirò alla sua rabbia e scatterà una litigata o aumenterò la visione negativa del mio partner. Se gli chiedo se è arrabbiato può dirmi che gli è successo qualcosa al lavoro, non è arrabbiato con me ma in quel momento non può aiutarmi perché mentalmente concentrato su altro, quindi magari lo supporterò io, cambiando il mio ruolo da chi richiede a chi aiuta, e poi lui sarà pronto per ascoltare me.. La prospettiva è diversa, l’idea che ho del mio partner sarà diversa.

Impariamo quindi a fare un passo indietro prima di pensare che l’altro ce l’ha con noi o non ci vuole aiutare, così facendo leggeremo veramente la situazione com’è potremmo capire di cosa ha bisogno lui e di cosa ho bisogno io in quel momento. Il trucco e chiedere e ascoltare l’altro.

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